Due concetti ai quali non avevate ancora pensato in riferimento ai Big Data

Tanto è stato scritto ad oggi sui Big Data e tanto ancora se ne scriverà probabilmente. Se avete avuto anche solo un minimo approccio all’argomento, avrete sicuramente già sentito parlare della “dirompente rivoluzione in atto”, del modello composto dalle 3 V (velocità, volume, varietà), dell’estrazione del valore dei dati come il nuovo driver dell’economia del nostro secolo.

LA RIVOLUZIONE BIG DATA cosa sappiamo veramente dell’estensione di questa rivoluzione?

Presa coscienza del fatto che ormai i Big Data hanno veramente rivoluzionato l’approccio al business in modo trasversale , cosa sappiamo veramente dell’estensione di questa rivoluzione?

Per rispondere a questa domanda, risulta molto interessante il contributo di Philips Evans, autore di bestseller e Senior Partner del Boston Consulting Group nel suo ultimo articolo: “From Deconstruction to Big Data: How Technology is Reshaping the Corporation.”

LA PORTATA DEL CAMBIAMENTO5 aree tematiche per rendersi conto della rivoluzione in atto legata ai BIG DATA

Evans riporta 5 aree tematiche, che possono aiutare a capire la portata del cambiamento in atto:

La quantità di dati trasmissibile attraverso la fibra ottica raddoppia ogni nove mesi. Il numero di transistor su un circuito integrato raddoppia ogni due anni. La densità di storage raddoppia ogni 13 mesi

Gli smartphone rappresentano la tecnologia più veloce di sempre – l’accesso a Internet attraverso la banda larga in G-20 sta crescendo da 800 milioni ( i cui il 50% per mobile) nel 2010 a 2,7 miliardi( di cui l’80% per mobile) nel 2015. Il numero di telefoni cellulari in tutto il mondo è pari al numero di persone. 1-2 miliardi possiedono cellulari ma non hanno un conto in banca o un bagno. Le vendite di cellulari hanno raggiunto un miliardo di unità nel 2013.

Facebook ha 1, 3 miliardi di utenti attivi. Il 64% visita il proprio profilo giornalmente (spendendo su fb una media di 20 minuti), 4,5 miliardi di likes sono postati quotidianamente. Mezzo trilione di fotografie vengono caricate sul web ogni anno e 100 ore di video su youtube ogni minuto.

Il numero di sensori IP abilitati supera supererà i 50 miliardi nel 2020. RFID Tags arrivano a costare fino a 5 centesimi. Le stime variano ma il range di proiezioni relativo al numero totale di sensori nel mondo è previsto che raggiungerà i 10 trilioni fra il 2017 e il 2025

Il 90% di tutti i dati disponibili sono stati generati negli ultimi due anni. Il 99% di questi dati ormai è digitalizzato è l’altra metà è IP – enabled, ciò significa che tecnicamente può essere caricato e condiviso su Internet. Metà della conoscenza del mondo è potenzialmente riconducibile ad un unico documento.

Questi dati sono sconcertanti e fanno capire come i Big Data possano avere molte applicazioni nel mondo del business. E fin qui nulla di nuovo

I BIG DATA COME INFRASTRUTTURABig Data sono” più di un vastissimo ed eterogeneo data sets o un software insolito” (..) “i dati possono essere trattati come un’infrastruttura.”

Quello che può essere considerato come il valore aggiunto dell’articolo di Evans è invece la descrizione che l’autore fa dei Big Data. Per Evans i Big Data sono” più di un vastissimo ed eterogeneo data sets o un software insolito” (..) “i dati possono essere trattati come un’infrastruttura.”

Questo concetto porta a vedere i big data e tutto quello che ne consegue sotto un altro punto di vista: aiuta a prescindere da quell’immagine dematerializzata e spesso nebulosa associata ai big data (soprattutto nel senso comune) e aiuta a calare l’idea stessa nella realtà ed in particolar modo nella realtà aziendale.

Ma vediamo come Evans arriva a parlare di Big Data come infrastruttura.

DESTRUTTURAZIONE DEL MODELLO DI BUSINESSi Big Data scalano oltre i confini del tradizionale modello di business nella gestione delle strutture fisiche; così le aziende cedono in outsourcing le attività di trattamento dei dati ai fornitori di “cloud computing”.

Partiamo dal concetto di destrutturazione del modello di business: i Big Data scalano oltre i confini del tradizionale modello di business nella gestione delle strutture fisiche; così le aziende cedono in outsourcing le attività di trattamento dei dati ai fornitori di “cloud computing”.

Di conseguenza la dimensione minima del dato (affinché possa essere considerato efficiente) e le strutture che lo ospitano, stanno esponenzialmente crescendo. Inizialmente sono cresciuti oltre la portata della sola Business Unit all’interno della corporation, ma col passare del tempo, sono cresciuti al di là della portata dell’azienda stessa. Arrivati a questo punto il cloud computing e i data center remoti hanno consentito di fare economia di scala, inizialmente ospitati all’interno delle stesse corporation, poi dati in outsourcing a provider esterni.

Vista l’incredibile crescita dei dati e l’aumento del loro potere d’influenza e di utilizzo all’interno delle aziende è diventato quindi plausibile trattarli come infrastrutture: infatti, proprio come le infrastrutture anche i dati hanno valenza di carattere generale, supportano attività multiple che esulano dal singolo settore all’interno del quale sono stati prodotti e sono capital – intensive (ad alta produzione di capitale).

Considerare i dati in questi termini significa prescindere dal particolare significato che essi hanno relativamente al contesto nel quale sono stati creati e al quale di solito si riferiscono. Il dato acquisisce una valenza di carattere generale permettendo di sistematizzare i processi di analisi in procedure standard

LA RIVINCITA DEL DATO Questa spiegazione del dato inteso come infrastruttura introduce l’altro concetto che vale la pena sottolineare e che ne è direttamente consequenziale: il concetto della “rivincita del dato“.

Prima di questa grande rivoluzione il dato era il sotto – prodotto di altre attività. Era analogico e di breve durata; generato e consumato a spot. Molto spesso veniva poi scartato, o se conservato, filtrato e ordinato in schemi rigidi (come la contabilità), per scopi brevi e predeterminati.

Ma la digitalizzazione ha portato il costo di replicazione del dato a zero, la comunicazione ha portato la capacità di replica a livelli universali, il costo di stoccaggio diminuisce di un fattore di mille ogni decade.

“L’Internet of things” è il modo in cui oggi raccogliamo i dati, la mobilità è onnipresente ed è uno dei tanti modi in cui noi produciamo, trasferiamo e consumiamo i dati, il cloud è l’architettura di archiviazione e di calcolo. Questo ha permesso alle economie di massa di estendersi, alle economie di scala di sfruttare i flussi di dati, e all’experience economy di sfruttare il cumulo di stock di dati.

2017-01-17T13:53:12+00:00